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Nuovo regolamento privacy: occhio alle sanzioni

privacyDopo 4 anni di gestazione, arriva il nuovo Regolamento UE sulla protezione dei dati: un corpus normativo unico per tutti gli stati membri e che in Italia pensionerà l’ormai desueto Codice Privacy. Una volta pubblicato in GU, le aziende avranno due anni per adeguarsi. E sarà il caso che lo facciano per tempo, visto che la più temuta novità del Regolamento UE sono le salatissime sanzioni che il Garante potrebbe comminare in caso di inadempienza. Il tema riguarda tutte le imprese, vigilanza privata inclusa.

Tra i nuovi oneri, il privacy impact assessment (una valutazione dell’impatto privacy) per ogni trattamento effettuato, che impone di produrre l’intera documentazione sulle misure adottate per tutelare i dati. Un adempimento che potrebbe dare qualche grattacapo in più a chi gestisce immagini e audio, come chi si occupa di telesorveglianza.

Siglato il codice deontologico per i servizi di informazione commerciale

codiceConclusa la fase di studio e di consultazione pubblica relative alla “Bozza di Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale“, è stato siglato il “Codice di deontologia e buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato ai fini di informazioni commerciali”, che disciplina il settore dei servizi informativi sulla solvibilità e affidabilità delle persone (recupero crediti e informazioni commerciali). Grazie al lavoro congiunto del Garante della Privacy e dei rappresentanti delle associazioni di categoria sedute al tavolo (ANCIC – Associazione Nazionale tra le Imprese di Informazioni Commerciali e di Gestione del Credito, FEDERPOL -Federazione Italiana Investigatori Privati e ABI – Associazione Bancaria Italiana), il nuovo Codice fissa ora le regole per la raccolta, il trattamento e la conservazione delle informazioni, individuando idonei meccanismi per favorire la qualità e l’esattezza dei dati utilizzati.

Indagini aziendali. Dipendente infedele: l'azienda può controllare le sue mail.

emailLa Corte ha confermato la sentenza d'appollo di Brescia che confermava il licenziamento di un impiegato Unicredit che aveva speculato sulle notizie relative a un cliente della banca.
L'azienda può controllare la posta elettronica del dipendente a patto che questi controlli siano finalizzati a trovare riscontri ai comportamenti illeciti del dipendente stesso. Lo ha sancito la Corte di cassazione nel convalidare un licenziamento per giusta causa irrogato nei confronti di un dirigente bancario del gruppo Unicredit: l'uomo era accusato di aver divulgato notizie riservate relative a un cliente della banca, tramite messaggi di posta elettronica diretti a estranei, e di avere posto in essere, grazie alle notizie in questione, operazioni finanziarie da cui aveva tratto vantaggio personale.Il licenziamento nei confronti di Alfredo B. era scattato il 15 marzo del 2004 in seguito ai controlli che l'istituto di credito aveva effettuato sulle mail del dirigente.

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